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ESAMI DI AMMISSIONE A MEDICINA. PARTONO I RICORSI.
 

Studenti furibondi per le esclusioni sommarie dalla facoltà di medicina, a causa della prova di ammissione prevista dal cosiddetto numero “programmato”.

RICHIEDI SUBITO QUI L'ISTANZA DI ACCESSO AGLI ATTI DA PRESENTARE PRESSO LA TUA FACOLTA'  PER CONTESTARE L'ESAME CHE TI HA INGIUSTAMENTE ESCLUSO.

Gli studenti italiani e famiglie si organizzano per adottare iniziativa a tutela del diritto allo studio, delle pari opportunità e delle chances professionali future, contro le inopinate e sommarie esclusioni di candidati, causate dai cervellotici test di ammissione alle facoltà a numero chiuso delle facoltà di medicina e chirurgia.
In occasione degli esami di ammissione alle facoltà di medicina esistenti presso tutte le Facoltà Italiane, si è verificata l’abituale ecatombe di candidati , immediatamente esclusi dagli opinabili test di selezione.
Sta di fatto che  le  prove espletate presentano evidenti profili di illegittimità.
Si rende opportuno pertanto valutare la possibilità di intraprendere azioni a tutela dei diritti degli studenti , tendenti ad accertare ogni irregolarità nella somministrazione dei test ai candidati.
La tutela da approntare prevede innanzitutto il deposito di un ricorso al TAR, con la contestuale richiesta di iscrizione cautelare del candidato al primo anno, fino alla definitiva pronuncia sull’annullamento del concorso.
Alla tutela del singolo deve comunque accompagnarsi un'azione corale, dei giuristi, cittadini ed associazioni democratiche, tendente a raccogliere le sottoscrizioni per una iniziativa legislativa popolare per  l’abrogazione della legge dello Stato che abilita le Università, nell'ambito della propria Autonomia statutaria, a  stabilire il numero chiuso.
Alla luce dei confortanti precedenti Giurisprudenziali, possiamo affermare che  i candidati che risultassero esclusi per un solo punto, sono nella condizione di potere adire il Tribunale Amministrativo impugnando la graduatoria finale.
Per ulteriori informazioni, compilare il modulo
qui allegato.
Sarete ricontattati a breve dal nostro
consulente specializzato in diritto amministrativo dei pubblici concorsi.
NAPOLI, 8 SETTEMBRE 2008
Avv. Marcello Ricciardi.

Scarica il vademecum dello studente vessato alle prese con gli esami a numero chiuso.

Per approfondimenti clicca qui. 

Studenti furibondi per le esclusioni sommarie dalla facoltà di medicina, a causa della prova di ammissione prevista dal cosiddetto numero “programmato”.

RICHIEDI SUBITO QUI L'ISTANZA DI ACCESSO AGLI ATTI DA PRESENTARE PRESSO LA TUA FACOLTA'  PER CONTESTARE L'ESAME CHE TI HA INGIUSTAMENTE ESCLUSO.

Gli studenti italiani e famiglie si organizzano per adottare iniziativa a tutela del diritto allo studio, delle pari opportunità e delle chances professionali future, contro le inopinate e sommarie esclusioni di candidati, causate dai cervellotici test di ammissione alle facoltà a numero chiuso delle facoltà di medicina e chirurgia.
In occasione degli esami di ammissione alle facoltà di medicina esistenti presso tutte le Facoltà Italiane, si è verificata l’abituale ecatombe di candidati , immediatamente esclusi dagli opinabili test di selezione.
Sta di fatto che  le  prove espletate presentano evidenti profili di illegittimità.
Si rende opportuno pertanto valutare la possibilità di intraprendere azioni a tutela dei diritti degli studenti , tendenti ad accertare ogni irregolarità nella somministrazione dei test ai candidati.
La tutela da approntare prevede innanzitutto il deposito di un ricorso al TAR, con la contestuale richiesta di iscrizione cautelare del candidato al primo anno, fino alla definitiva pronuncia sull’annullamento del concorso.
Alla tutela del singolo deve comunque accompagnarsi un'azione corale, dei giuristi, cittadini ed associazioni democratiche, tendente a raccogliere le sottoscrizioni per una iniziativa legislativa popolare per  l’abrogazione della legge dello Stato che abilita le Università, nell'ambito della propria Autonomia statutaria, a  stabilire il numero chiuso.
Alla luce dei confortanti precedenti Giurisprudenziali, possiamo affermare che  i candidati che risultassero esclusi per un solo punto, sono nella condizione di potere adire il Tribunale Amministrativo impugnando la graduatoria finale.
Per ulteriori informazioni, compilare il modulo
qui allegato.
Sarete ricontattati a breve dal nostro
consulente specializzato in diritto amministrativo dei pubblici concorsi.
NAPOLI, 8 SETTEMBRE 2008
Avv. Marcello Ricciardi.

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LA GIURISPRUDENZA SULLA ESCLUSIONE DAI PUBBLICI CONCORSI.

LA GIURISPRUDENZA SULLA ESCLUSIONE DAI PUBBLICI CONCORSI.

 
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In tema di esclusione da pubblico concorso. T.A.R. Campania- Napoli – Sezione VI sentenza 17 marzo 2008 n. 1359.

La possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame.
T.A.R. Campania- Napoli –
Sezione VI  sentenza 17 marzo 2008 n. 1359
Pres., est. - F. Giamportone
 
ha pronunciato la seguente sentenza
Una volta impugnata l’esclusione da un concorso, occorre anche una autonoma impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento; infatti, l’impugnabilità degli atti endoprocedimentali, immediatamente lesivi, non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame (1) (Nella fattispecie il TAR ha dichiarato improcedibile il ricorso dal momento che il ricorrente ha impugnato un atto endoprocedimentale, nella specie il verbale con il quale è stato dichiarato non idoneo all’ammissione al concorso, ma non l’atto conclusivo del concorso stesso, ovvero la graduatoria finale).
sul ricorso n. 9866/2000 R.G. proposto da
Fucci Salvatore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Raffaello Capunzo e Guglielmo Conca, presso il cui studio in Napoli, via Tommaso Caravita n. 10, è elettivamente domiciliato,
CONTRO
il Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliataria ex lege,

PER L'ANNULLAMENTO
(previa sospensione)
1) del verbale n. 147797/1 del 30.6.2000, con cui la commissione giudicante presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha giudicato il ricorrente non idoneo, sotto il profilo psico-attitudinale, all’ammissione al 101° corso carabinieri effettivi di cui al bando di concorso pubblicato nella G.U.R.I. n. 92 del 19.11.1999;
2) di ogni atto connesso, preordinato e conseguente, ivi compreso il profilo psico-attitudinale richiesto per prestare servizio quale carabiniere effettivo.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli per il Ministero intimato;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive edifese;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il Presidente Filippo Giamportone;
Udito alla pubblica udienza del 20 febbraio 2008 il difensore del ricorrente, come da verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto;
FATTO
Con ricorso notificato il 20 settembre 2000 e depositato il 2 del mese successivo il sig. Fucci Salvatore ha impugnato gli atti indicati in epigrafe, con cui la commissione giudicante presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri lo ha giudicato non idoneo, sotto il profilo psico-attitudinale, all’ammissione al 101° corso carabinieri effettivi di cui al bando di concorso pubblicato nella G.U.R.I. n. 92 del 19.11.1999.
Il ricorso è stato affidato alle seguenti censure:
1) Eccesso di potere per erronea valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, disparità di trattamento, ingiustizia manifesta e contraddittorietà;
2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990.
In conclusione, l’interessato ha chiesto, previa sospensione, l'annullamento dei provvedimenti impugnati, col favore delle spese.
Per resistere all'impugnativa si è costituita in giudizio, per il Ministero intimato, l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, la quale con memoria nei termini ne ha chiesto il rigetto, vinte le spese.
Con ordinanza collegiale n. 4476 del 10 ottobre 2000 la domanda incidentale di sospensione dei provvedimenti impugnati è stata respinta.
Con memoria depositata in vista dell’udienza pubblica il ricorrente ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
Alla pubblica udienza del 20 febbraio 2008 il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso è improcedibile per omessa impugnativa della graduatoria definitiva, redatta nelle more della definizione del presente giudizio.
Ed invero, secondo i principi applicabili ai concorsi pubblici non può ammettersi che una volta impugnata l’esclusione dal concorso per qualsiasi ragione, non occorra una autonoma impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento (Cfr. C.S., Sez. V, 23 marzo 2004 n. 1519 e 29 luglio 2003 n. 4320; T.A.R. Puglia-Bari, Sez. I, 1 dicembre 2004 n. 5642; T.A.R. Lazio-Roma, Sez. I, 2 febbraio 2006 n. 761; T.A.R, Lazio-Latina, 8 settembre 2004 n. 779).
In particolare, la possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame.
Né poi la circostanza che l’atto finale possa essere affetto da invalidità derivata dai vizi dell’atto endoprocedimentale esclude che tale invalidità derivata debba essere fatta valere con i rimedi propri del processo impugnatorio, per cui in mancanza, ed è quel che è accaduto nel caso in esame, l’atto viziato da invalidità derivata si consolida e non è più impugnabile.
In sostanza, l’atto finale, non essendo in rapporto di mera presupposizione o consequenzialità immediata, diretta e necessaria con l’atto endoprocedimentale non è investito da effetto caducante dall’eventuale accoglimento dell’impugnazione relativa a quest’ultimo atto.
Infatti, l’atto finale, pur facendo parte della stessa sequenza procedimentale in cui si colloca l’atto endoprocedimentale implica nuove ed ulteriori valutazioni di interessi sia del destinatario dell’atto presupposto che di terzi soggetti che hanno partecipato al concorso.
In definitiva, una volta affermato il principio dell’obbligatorietà dell’impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento concorsuale, esso comporta la carenza sopravvenuta d’interesse alla pronuncia sul provvedimento di esclusione dal concorso per inidoneità fisica, giacché la stessa non potrebbe incidere su un atto divenuto oramai inoppugnabile.
Il ricorso va perciò dichiarato improcedibile
Si ravvisano, tuttavia, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio, tenuto anche conto della risalenza del ricorso e della natura particolare della lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione Sesta, dichiara improcedibile il ricorso in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina che la presenta sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli il 20 febbraio 2008, in Camera di Consiglio, con l'intervento dei signori magistrati:
- Filippo Giamportone, Presidente, estensore;
- Alessandro Pagano, Consigliere;
- Roberta Cicchese, Referendario.
Nota
1. Il caso deciso.

La vicenda per cui è causa è la seguente. L’odierno ricorrente ha impugnato il verbale con cui la commissione giudicante presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri lo ha giudicato non idoneo, sotto il profilo psico-attitudinale, all’ammissione al 101° corso carabinieri effettivi nonchè ogni atto connesso, preordinato e conseguente, ivi compreso il profilo psico-attitudinale richiesto per prestare servizio quale carabiniere effettivo.
Per resistere all'impugnativa si è costituita in giudizio, per il Ministero intimato, l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, chiedendone il rigetto.
2. La questione.

La possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi del privato esonera il ricorrente dall’impugnativa dell’atto finale?
3. La risposta del T.A.R. Campania- Napoli , Sezione VI  sentenza 17 marzo 2008 n. 1359.

Afferma il TAR nella pronuncia in commento la possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale l’atto finale, non essendo in rapporto di mera presupposizione o consequenzialità immediata, diretta e necessaria con l’atto endoprocedimentale non è investito da effetto caducante dall’eventuale accoglimento dell’impugnazione relativa a quest’ultimo atto.

4. Nota esplicativa.

La sentenza in epigrafe si sofferma a puntualizzare alcuni principi in materia di pubblico impiego.
Osserva, a riguardo, il Collegio che la possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame.
Né poi la circostanza che l’atto finale possa essere affetto da invalidità derivata dai vizi dell’atto endoprocedimentale esclude che tale invalidità derivata debba essere fatta valere con i rimedi propri del processo impugnatorio, per cui in mancanza, ed è quel che è accaduto nel caso in esame, l’atto viziato da invalidità derivata si consolida e non è più impugnabile.
In sostanza, l’atto finale, non essendo in rapporto di mera presupposizione o consequenzialità immediata, diretta e necessaria con l’atto endoprocedimentale non è investito da effetto caducante dall’eventuale accoglimento dell’impugnazione relativa a quest’ultimo atto. Infatti, l’atto finale, pur facendo parte della stessa sequenza procedimentale in cui si colloca l’atto endoprocedimentale implica nuove ed ulteriori valutazioni di interessi sia del destinatario dell’atto presupposto che di terzi soggetti che hanno partecipato al concorso.
In definitiva, conclude il Collegio, una volta affermato il principio dell’obbligatorietà dell’impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento concorsuale, esso comporta la carenza sopravvenuta d’interesse alla pronuncia sul provvedimento di esclusione dal concorso per inidoneità fisica, giacché la stessa non potrebbe incidere su un atto divenuto oramai inoppugnabile.
5. Precedenti giurisprudenziali.

C.d. S., Sez. V. 23 marzo 2004 n. 1519;
C.d.S.  Sez. V, 29 luglio 2003 n. 4320;
T.A.R. Puglia – Bari, Sez. I, 1 dicembre 2004 n. 5642;
T.A.R. Lazio – Roma, Sez. I, 2 febbraio 2006 n. 761;
C.d. S. Sez. I, 8 settembre 2004 n.779.
6. Spunti bibliografici.

F. Caringella Manuale di Diritto amministrativo, 2007, Ed. Giuffrè;
S. Cassese, Trattato di Diritto Amministrativo, Diritto Amministrativo Generale, Tomo I e II,2003, Ed. Giuffrè;
R. Giovagnoli-M.Fratini, Le nuove regole dell’azione amministrativa al vaglio della giurisprudenza, 2007, Ed. Giuffrè;
F. Caringella, Corso di diritto amministrativo, due tomi, 2003, Ed. Giuffré;
F. Caringella- .R. Marino, Il nuovo pubblico impiego verso la privatizzazione del pubblico impiego, 2001, Ed. Simone;
F. Caringella R. Marino C.Silvestro, Il Lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, 2002, Ed. Simone;
A. Bianco-S. Cacace,Testo Unico sul pubblico impiego, 2001,Ed. Il Sole 24 orePirola.

In tema di esclusione da pubblico concorso. T.A.R. Campania- Napoli – Sezione VI sentenza 17 marzo 2008 n. 1359.

La possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame.
T.A.R. Campania- Napoli –
Sezione VI  sentenza 17 marzo 2008 n. 1359
Pres., est. - F. Giamportone
 
ha pronunciato la seguente sentenza
Una volta impugnata l’esclusione da un concorso, occorre anche una autonoma impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento; infatti, l’impugnabilità degli atti endoprocedimentali, immediatamente lesivi, non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame (1) (Nella fattispecie il TAR ha dichiarato improcedibile il ricorso dal momento che il ricorrente ha impugnato un atto endoprocedimentale, nella specie il verbale con il quale è stato dichiarato non idoneo all’ammissione al concorso, ma non l’atto conclusivo del concorso stesso, ovvero la graduatoria finale).
sul ricorso n. 9866/2000 R.G. proposto da
Fucci Salvatore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Raffaello Capunzo e Guglielmo Conca, presso il cui studio in Napoli, via Tommaso Caravita n. 10, è elettivamente domiciliato,
CONTRO
il Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliataria ex lege,

PER L'ANNULLAMENTO
(previa sospensione)
1) del verbale n. 147797/1 del 30.6.2000, con cui la commissione giudicante presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha giudicato il ricorrente non idoneo, sotto il profilo psico-attitudinale, all’ammissione al 101° corso carabinieri effettivi di cui al bando di concorso pubblicato nella G.U.R.I. n. 92 del 19.11.1999;
2) di ogni atto connesso, preordinato e conseguente, ivi compreso il profilo psico-attitudinale richiesto per prestare servizio quale carabiniere effettivo.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli per il Ministero intimato;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive edifese;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il Presidente Filippo Giamportone;
Udito alla pubblica udienza del 20 febbraio 2008 il difensore del ricorrente, come da verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto;
FATTO
Con ricorso notificato il 20 settembre 2000 e depositato il 2 del mese successivo il sig. Fucci Salvatore ha impugnato gli atti indicati in epigrafe, con cui la commissione giudicante presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri lo ha giudicato non idoneo, sotto il profilo psico-attitudinale, all’ammissione al 101° corso carabinieri effettivi di cui al bando di concorso pubblicato nella G.U.R.I. n. 92 del 19.11.1999.
Il ricorso è stato affidato alle seguenti censure:
1) Eccesso di potere per erronea valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, disparità di trattamento, ingiustizia manifesta e contraddittorietà;
2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990.
In conclusione, l’interessato ha chiesto, previa sospensione, l'annullamento dei provvedimenti impugnati, col favore delle spese.
Per resistere all'impugnativa si è costituita in giudizio, per il Ministero intimato, l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, la quale con memoria nei termini ne ha chiesto il rigetto, vinte le spese.
Con ordinanza collegiale n. 4476 del 10 ottobre 2000 la domanda incidentale di sospensione dei provvedimenti impugnati è stata respinta.
Con memoria depositata in vista dell’udienza pubblica il ricorrente ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
Alla pubblica udienza del 20 febbraio 2008 il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso è improcedibile per omessa impugnativa della graduatoria definitiva, redatta nelle more della definizione del presente giudizio.
Ed invero, secondo i principi applicabili ai concorsi pubblici non può ammettersi che una volta impugnata l’esclusione dal concorso per qualsiasi ragione, non occorra una autonoma impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento (Cfr. C.S., Sez. V, 23 marzo 2004 n. 1519 e 29 luglio 2003 n. 4320; T.A.R. Puglia-Bari, Sez. I, 1 dicembre 2004 n. 5642; T.A.R. Lazio-Roma, Sez. I, 2 febbraio 2006 n. 761; T.A.R, Lazio-Latina, 8 settembre 2004 n. 779).
In particolare, la possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame.
Né poi la circostanza che l’atto finale possa essere affetto da invalidità derivata dai vizi dell’atto endoprocedimentale esclude che tale invalidità derivata debba essere fatta valere con i rimedi propri del processo impugnatorio, per cui in mancanza, ed è quel che è accaduto nel caso in esame, l’atto viziato da invalidità derivata si consolida e non è più impugnabile.
In sostanza, l’atto finale, non essendo in rapporto di mera presupposizione o consequenzialità immediata, diretta e necessaria con l’atto endoprocedimentale non è investito da effetto caducante dall’eventuale accoglimento dell’impugnazione relativa a quest’ultimo atto.
Infatti, l’atto finale, pur facendo parte della stessa sequenza procedimentale in cui si colloca l’atto endoprocedimentale implica nuove ed ulteriori valutazioni di interessi sia del destinatario dell’atto presupposto che di terzi soggetti che hanno partecipato al concorso.
In definitiva, una volta affermato il principio dell’obbligatorietà dell’impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento concorsuale, esso comporta la carenza sopravvenuta d’interesse alla pronuncia sul provvedimento di esclusione dal concorso per inidoneità fisica, giacché la stessa non potrebbe incidere su un atto divenuto oramai inoppugnabile.
Il ricorso va perciò dichiarato improcedibile
Si ravvisano, tuttavia, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio, tenuto anche conto della risalenza del ricorso e della natura particolare della lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione Sesta, dichiara improcedibile il ricorso in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina che la presenta sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli il 20 febbraio 2008, in Camera di Consiglio, con l'intervento dei signori magistrati:
- Filippo Giamportone, Presidente, estensore;
- Alessandro Pagano, Consigliere;
- Roberta Cicchese, Referendario.
Nota
1. Il caso deciso.

La vicenda per cui è causa è la seguente. L’odierno ricorrente ha impugnato il verbale con cui la commissione giudicante presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri lo ha giudicato non idoneo, sotto il profilo psico-attitudinale, all’ammissione al 101° corso carabinieri effettivi nonchè ogni atto connesso, preordinato e conseguente, ivi compreso il profilo psico-attitudinale richiesto per prestare servizio quale carabiniere effettivo.
Per resistere all'impugnativa si è costituita in giudizio, per il Ministero intimato, l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, chiedendone il rigetto.
2. La questione.

La possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi del privato esonera il ricorrente dall’impugnativa dell’atto finale?
3. La risposta del T.A.R. Campania- Napoli , Sezione VI  sentenza 17 marzo 2008 n. 1359.

Afferma il TAR nella pronuncia in commento la possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale l’atto finale, non essendo in rapporto di mera presupposizione o consequenzialità immediata, diretta e necessaria con l’atto endoprocedimentale non è investito da effetto caducante dall’eventuale accoglimento dell’impugnazione relativa a quest’ultimo atto.

4. Nota esplicativa.

La sentenza in epigrafe si sofferma a puntualizzare alcuni principi in materia di pubblico impiego.
Osserva, a riguardo, il Collegio che la possibilità di impugnare immediatamente gli atti endoprocedimentali immediatamente lesivi non comporta un esonero dal dovere di impugnare anche l’atto finale, con la precisazione che affinché si abbia tale necessaria impugnazione dell’atto finale del procedimento non è sufficiente indicarlo nell’epigrafe del ricorso, senza però poi proporre alcuna censura com’è imposto dal carattere impugnatorio del gravame.
Né poi la circostanza che l’atto finale possa essere affetto da invalidità derivata dai vizi dell’atto endoprocedimentale esclude che tale invalidità derivata debba essere fatta valere con i rimedi propri del processo impugnatorio, per cui in mancanza, ed è quel che è accaduto nel caso in esame, l’atto viziato da invalidità derivata si consolida e non è più impugnabile.
In sostanza, l’atto finale, non essendo in rapporto di mera presupposizione o consequenzialità immediata, diretta e necessaria con l’atto endoprocedimentale non è investito da effetto caducante dall’eventuale accoglimento dell’impugnazione relativa a quest’ultimo atto. Infatti, l’atto finale, pur facendo parte della stessa sequenza procedimentale in cui si colloca l’atto endoprocedimentale implica nuove ed ulteriori valutazioni di interessi sia del destinatario dell’atto presupposto che di terzi soggetti che hanno partecipato al concorso.
In definitiva, conclude il Collegio, una volta affermato il principio dell’obbligatorietà dell’impugnazione dell’atto conclusivo del procedimento concorsuale, esso comporta la carenza sopravvenuta d’interesse alla pronuncia sul provvedimento di esclusione dal concorso per inidoneità fisica, giacché la stessa non potrebbe incidere su un atto divenuto oramai inoppugnabile.
5. Precedenti giurisprudenziali.

C.d. S., Sez. V. 23 marzo 2004 n. 1519;
C.d.S.  Sez. V, 29 luglio 2003 n. 4320;
T.A.R. Puglia – Bari, Sez. I, 1 dicembre 2004 n. 5642;
T.A.R. Lazio – Roma, Sez. I, 2 febbraio 2006 n. 761;
C.d. S. Sez. I, 8 settembre 2004 n.779.
6. Spunti bibliografici.

F. Caringella Manuale di Diritto amministrativo, 2007, Ed. Giuffrè;
S. Cassese, Trattato di Diritto Amministrativo, Diritto Amministrativo Generale, Tomo I e II,2003, Ed. Giuffrè;
R. Giovagnoli-M.Fratini, Le nuove regole dell’azione amministrativa al vaglio della giurisprudenza, 2007, Ed. Giuffrè;
F. Caringella, Corso di diritto amministrativo, due tomi, 2003, Ed. Giuffré;
F. Caringella- .R. Marino, Il nuovo pubblico impiego verso la privatizzazione del pubblico impiego, 2001, Ed. Simone;
F. Caringella R. Marino C.Silvestro, Il Lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, 2002, Ed. Simone;
A. Bianco-S. Cacace,Testo Unico sul pubblico impiego, 2001,Ed. Il Sole 24 orePirola.
 
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Sui termini per impugnare in caso di giudizi negativi su prove pratiche o orali. Consiglio di Stato, Sez. V - sentenza 4 marzo 2008 n. 862.

 

Nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine per l’impugnazione degli atti di concorso decorre dalla data di conoscenza del relativo esito, che si fa coincidere col provvedimento di approvazione della graduatoria, in quanto solo da detto atto può scaturire la lesione attuale della posizione degli interessati e la sua conoscenza reca in sé tutti gli elementi che consentono all’interessato di percepirne la portata lesiva. Tale regola generale subisce un adattamento in tema di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando che le presupposte fonti normative di rango primario e secondario prevedano una forma di pubblicità obbligatoria che, oltre a garantire la par condicio fra i candidati e la trasparenza dell’azione amministrativa, incida sulla decorrenza del termine perentorio per impugnare, davanti al giudice amministrativo, il giudizio negativo formulato dalla commissione esaminatrice.

 
Consiglio di  Stato, Sez. V -
sentenza 4 marzo 2008 n. 862, 
Pres. Frascione, Est. Poli -
- ha pronunciato la seguente sentenza
sul ricorso iscritto al NRG 7840\2003, proposto dall’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati", in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giorgio Silvestri e Franco Gaetano Scoca ed elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, via Paisiello n. 55;
contro
Capasso Patrizia, rappresentata e difesa dall'avvocato Gherardo Marone, domiciliata in Roma, viale Angelico n. 38 presso lo studio Napolitano;
e nei confronti di
De Iasi Roberto, Di Nuzzo Anna, Frieri Antonietta, Grippo Iolanda, Guzzo Annunziata, Rozza Elena, Verosimile Giovanni, Vietri Alfonsina, D’Amore Giuseppe, Rosselli Filippa Anna, tutti rappresentati e difesi dall’avvocato Orazio Abbamonte, elettivamente domiciliati presso il suo studio in Roma, via G. Porro n. 8 ;
Sabatino Rocco, Di Napoli Carmine, Giarletta Claudio, Napoletano Raffaella, Romeo Franca, Tecce Teresa, Violante Vittorio, tutti non costituiti;
per l'annullamento
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione V, n. 920 del 18 febbraio 2003.
Visto il ricorso in appello;
visti gli atti di costituzione in giudizio e contestuali appelli incidentali della signora Patrizia Capasso e dei signori De Iasi Roberto, Di Nuzzo Anna, Frieri Antonietta, Grippo Iolanda, Guzzo Annunziata, Rozza Elena, Verosimile Giovanni, Vietri Alfonsina, D’Amore Giuseppe, Rosselli Filippa Anna;
visti gli atti tutti della causa;
data per letta alla pubblica udienza del 15 gennaio 2008 la relazione del consigliere Vito Poli, uditi gli avvocati Scoca e Lo foco su delega dell’avv.to Abbamonte;
ritenuto e considerato quanto segue:
FATTO e DIRITTO
1. La signora Patrizia Capasso ha partecipato al concorso per nove posti di operatore professionale sanitario indetto dall’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati" con bando del 30 novembre 1998.
1.1. A conclusione della prova pratica, tenutasi il giorno 2 febbraio 2001, la signora Capasso è stata giudicata inidonea avendo conseguito un punteggio pari a 8,60 (cfr. verbale n. 18 del 2 febbraio 2001 ed allegati, da cui risulta che al termine della seduta la commissione esaminatrice ha attribuito il punteggio ma non ha affisso all’albo della sede di esame – Presidio Ospedaliero "San Giacomo" - l’elenco dei candidati esaminati con l’indicazione del voto da ciascuno riportato).
1.2. Successivamente la commissione ha stilato la graduatoria di merito che è stata affissa all’albo dell’amministrazione che ha indetto il concorso, ovvero l’Azienda Ospedaliera "S. Giuseppe Moscati" (cfr. verbale n. 29 del 16 marzo 2001; la circostanza di fatto della pubblicazione della graduatoria a far data dal 16 marzo 2001 è pacifica fra le parti).
Con istanza sottoscritta personalmente in data 5 aprile 2001 – assunta al protocollo dell’amministrazione il successivo 9 aprile – la signora Capasso ha chiesto copia dell’elenco dei partecipanti al concorso, della delibera di approvazione dell’elenco dei candidati idonei con il voto specifico riportato da questi ultimi in entrambe le prove (scritte e pratiche) ed il punteggio ottenuto per titoli <<…. il tutto nel più breve tempo possibile attesa la scadenza dei termini per la proposizione da parte della sottoscritta di ricorso avanti al T.A.R. della Campania … >>.
Con delibera n. 422 del 18 aprile 2001 è stata approvata la graduatoria di merito.
In data 2 maggio 2001 la signora Capasso ha ottenuto copia della documentazione richiesta.
1.3. Con ricorso notificato in data 21 giugno 2001 sono stati impugnati: le operazioni concorsuali, il giudizio di inidoneità conseguito all’esito della prova pratica, la graduatoria di merito e la delibera di approvazione.
2. L’impugnata sentenza – T.a.r. della Campania, sezione V, n. 920 del 18 febbraio 2003 -:
a) ha rigettato l’eccezione di tardività del ricorso nel duplice presupposto che non fosse provata la piena conoscenza del giudizio di esclusione e dei vizi di legittimità alla data di redazione dell’istanza di accesso, e che fosse irrilevante la pubblicazione della graduatoria di merito (a decorrere dal 16 marzo 2001) trattandosi di formalità non prevista da norma di legge, regolamento o bando, a differenza dell’affissione dell’elenco dei candidati esaminati e dei voti conseguiti a conclusione della prova pratica (pubblicità imposta dall’art. 6 del bando di concorso, in parte qua riproduttivo della norma sancita dagli artt. 6, co. 4 e 5, t.u.imp.civ.St., 6, d.P.R. n. 487 del 1994, 7, d.P.R. n. 483 del 1997);
b) ha respinto il primo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo motivo di ricorso;
c) ha accolto il secondo motivo incentrato sulla violazione dell’art. 6 del bando nella parte in cui impone alla commissione di pubblicare, mediante affissione, nella sede ove si è svolta la prova pratica ed al termine della stessa, l’elenco dei candidati esaminati con i punteggi conseguiti;
d) ha compensato le spese di lite.
3. Con ricorso notificato il 23 luglio 2003, e depositato il successivo 26 agosto, L’Azienda Ospedaliera ha interposto appello principale avverso la su menzionata sentenza del T.a.r. Campania.
4. Si costituiva la signora Patrizia Capasso deducendo l'infondatezza dell’appello principale e reiterando, con appello incidentale, le censure disattese in prime cure.
Interponeva appello incidentale una parte dei controinteressati evocati nel giudizio di prime cure.
5. Con ordinanza cautelare di questa sezione - n. 5412 del 2003 espressamente motivata con riferimento all’irricevibilità del ricorso di primo grado - è stata accolta la domanda di sospensione degli effetti dell’impugnata sentenza.
La causa è passata in decisione all’udienza pubblica del 15 gennaio 2008.
6. L’appello principale e quello incidentale, proposto dagli originari controinteressati in primo grado, sono fondati e devono essere accolti.
6.1. In entrambi gli appelli è reiterata, fra gli altri motivi, l’eccezione di irricevibilità del ricorso di primo grado in quanto proposto oltre il sessantesimo giorno dalla piena conoscenza del giudizio di inidoneità conseguito a conclusione della prova pratica.
L’eccezione è fondata.
6.2. In linea generale, nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine per l’impugnazione degli atti di concorso decorre dalla data di conoscenza del relativo esito, che si fa coincidere col provvedimento di approvazione della graduatoria, in quanto solo da detto atto può scaturire la lesione attuale della posizione degli interessati e la sua conoscenza reca in sé tutti gli elementi che consentono all’interessato di percepirne la portata lesiva (cfr. ex plurimis Cons. giust. amm., 27 dicembre 2006, n. 843; sez. IV, 9 ottobre 2002, n. 5407).
Siffatta regola generale subisce un adattamento in tema di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando (come nel caso di specie) che le presupposte fonti normative di rango primario e secondario (ex plurimis artt. 6, co. 4 e 5, t.u.imp.civ.St., 6, d.P.R. n. 487 del 1994), prevedano una forma di pubblicità obbligatoria che, oltre a garantire la par condicio fra i candidati e la trasparenza dell’azione amministrativa, incida sulla decorrenza del termine perentorio per impugnare, davanti al giudice amministrativo, il giudizio negativo formulato dalla commissione esaminatrice.
In tal caso il giudizio costituisce l’atto conclusivo e lesivo per l’interessato il quale ha l’onere d’impugnarlo, con la conseguenza che il termine decorre dalla data della seduta d’esame con affissione dei risultati (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. V, 11 ottobre 2005, n. 5507; sez. VI, 8 maggio 2001, n. 2572).
Nel particolare caso di specie la formalità in questione non è stata effettuata sicché non può dirsi che il termine decadenziale abbia iniziato a decorrere dal 2 febbraio 2001.
L’art. 21 l. T.a.r. prevede, però, che in mancanza delle formalità della pubblicazione o della notificazione individuale, il termine decadenziale decorra dalla piena conoscenza che il soggetto ha avuto dell’atto lesivo di cui è destinatario.
L’indirizzo prevalente in giurisprudenza ritiene, nell’ipotesi in cui il provvedimento amministrativo incida in modo diretto, immediato e concreto sulla posizione giuridica di un soggetto, comprimendo o disconoscendo diritti aspettative o altre utilità:
che il termine per chiedere l’annullamento decorre dalla sua conoscenza che si concretizza nel momento della piena percezione dei contenuti essenziali (autorità emanante, data, contenuto dispositivo, effetto lesivo), senza che sia necessaria la compiuta conoscenza della motivazione, che è rilevante solo ai fini della proposizione dei motivi aggiunti (cfr. Cons. St., sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2811; sez. IV, 30 giugno 2004, n. 4803; sez. V, 10 marzo 2003, n. 1275);
che i termini cominciano a decorrere, per l’interessato, dalla conoscenza del provvedimento lesivo non dalla puntuale conoscenza e/o consapevolezza soggettiva dei vizi che lo inficiano, essendo irrilevante le convinzioni dei destinatari circa la illegittimità dell’attività amministrativa (cfr. ex plurimis, Cons. Stato, sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775; sez. V, 2 aprile 1996, n. 381);
che nulla innova, sul punto, l’obbligo, codificato dalla legge n. 241 del 1990, di consentire agli interessati l’accesso alla documentazione, al cui ritardato adempimento l’ordinamento soccorre con la possibilità, accordata all’interessato, di proporre motivi aggiunti, e, con gli stessi, anche di introdurre l’impugnazione di atti e provvedimenti ulteriori rispetto a quelli originariamente impugnati con il ricorso principale (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775).
6.3. Come emerge dalla precedente ricostruzione dei fatti salienti di causa, deve ritenersi che la signora Capasso, alla data della produzione dell’istanza di accesso (preceduta comunque dalla pubblicazione all’albo dell’amministrazione della graduatoria di merito), avesse piena conoscenza degli elementi essenziali dell’atto: ovvero autorità emanante, oggetto ed effetto lesivo; inoltre, nel particolare caso di specie, deve presumersi che abbia avuto, rispetto al vizio di violazione dell’art. 6 del bando, piena contezza della omissione della formalità da parte della commissione esaminatrice, sin dal momento della conclusione della seduta del 2 febbraio 2001.
In limine la sezione osserva che la censura di violazione dell’art. 6 del bando avrebbe dovuto essere dichiarata infondata nel merito.
E’ noto che sul punto in questione si fronteggiano in giurisprudenza due orientamenti.
Il primo, formalista, reputa ex se illegittime le operazioni concorsuali se la commissione giudicatrice non adempie la formalità della pubblicità del voto assegnato al termine di ciascuna seduta di prova (orale o pratica che sia); tanto nel presupposto della essenziale funzione di garanzia – espressiva di un principio generale valevole per tutti i tipi di concorso - che tale adempimento assolve, onde evitare che si possa modificare successivamente all’espletamento delle prove il voto attribuito a ciascuna candidato (cfr. Cons. Stato, sez. V, 30 dicembre 1998, n. 1958; sez. VI, 26 maggio 1997, n. 749).
Un secondo orientamento (cui la sezione aderisce), pur condividendo la sacrosanta esigenza di prevenire condotte arbitrarie e dunque la consistenza del principio generale, reputa irrilevante l’omissione di tale formalità allorquando dal verbale redatto subito dopo la seduta risulti con certezza l’attribuzione del punteggio a ciascun candidato, che è quanto verificatosi nel caso di specie (cfr. Cons. Stato, sez. V, 1 dicembre 1997, n. 1455).
Tale interpretazione della normativa di riferimento, che lascia integra la par condicio fra i candidati, si lascia preferire alla luce dei principi di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, nonché di ripudio del formalismo inutile sanciti dalla l. n. 241 del 1990, in particolare dopo la riforma del 2005.
7. In conclusione sia l’appello principale che quello incidentale devono essere accolti.
La declaratoria di irricevibilità del ricorso di primo grado rende improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, l’appello incidentale proposto dalla signora Capasso.
Nella condizione soggettiva della parte soccombente e nel peculiare andamento del processo, il collegio ravvisa giusti motivi per compensare integralmente fra tutte le parti costituite le spese di entrambi i gradi di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso meglio specificato in epigrafe:
- accoglie l’appello principale proposto dall’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati" e quello incidentale proposto da De Iasi Roberto, Di Nuzzo Anna, Frieri Antonietta, Grippo Iolanda, Guzzo Annunziata, Rozza Elena, Verosimile Giovanni, Vietri Alfonsina, D’Amore Giuseppe, Rosselli Filippa Anna, e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, dichiara irricevibile il ricorso di primo grado;
- dichiara improcedibile l’appello incidentale proposto dalla signora Patrizia Capasso;
- dichiara integralmente compensate fra tutte le parti costituite le spese di ambedue i gradi di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 15 gennaio 2008, con la partecipazione di:
Emidio Frascione  - Presidente
Giuseppe Severini  - Consigliere
Marco Lipari - Consigliere
Caro Lucrezio Monticelli - Consigliere
Vito Poli Rel. Estensore - Consigliere
 ESTENSORE                                     IL PRESIDENTE
f.to Vito Poli                               f.to Emidio Frascione
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 04/03/08. 
 
Nota
 
1. Il caso deciso.

L’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati"aveva indetto una pubblica selezione per il conferimento di 9 posti di operatori professionali. A conclusione della prova pratica, una concorrente è stata giudicata inidonea. Successivamente la commissione ha stilato la graduatoria di merito che è stata affissa all’albo dell’amministrazione che ha indetto il concorso.
L’interessata ha chiesto copia dell’elenco dei partecipanti al concorso, della delibera di approvazione dell’elenco dei candidati idonei con il voto specifico riportato da questi ultimi in entrambe le prove (scritte e pratiche) ed il punteggio ottenuto per titoli il tutto nel più breve tempo possibile attesa la scadenza dei termini per la proposizione da parte della sottoscritta di ricorso innazi al TAR..
L’amministrazione ha, nelle more, approvato la graduatoria di merito. Successivamente l’istante ha ottenuto copia della documentazione richiesta.
Senonchè, sono state giurisdizionalmente impugnate: le operazioni concorsuali, il giudizio di inidoneità conseguito all’esito della prova pratica, la graduatoria di merito e la delibera di approvazione.
La sentenza di primo grado ha respinto tutti i motivi di ricorso, accogliendo esclusivamente il motivo incentrato sulla violazione del bando nella parte in cui impone alla commissione di pubblicare, mediante affissione, nella sede ove si è svolta la prova pratica ed al termine della stessa, l’elenco dei candidati esaminati con i punteggi conseguiti.
L’Azienda Ospedaliera ha, quindi, interposto appello principale avverso detta sentenza.
Cnon ordinanza cautelare il C.d.S. ha accolto la domanda di sospensione degli effetti dell’impugnata sentenza. La causa è, quindi, passata in decisione all’udienza pubblica del 15 gennaio 2008.
2. La questione.

Nel caso di esito negativo nelle prove concorsuali  da quando decorre il termine per impugnare?
3. La risposta del Consiglio di  Stato, Sez. V - sentenza 4 marzo 2008 n. 862.

Afferma il C.d.S. nella sentenza in epigrafe che il principio generale secondo cui, nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine d’impugnazione decorre di regola dalla data di pubblicazione del provvedimento di approvazione della graduatoria, subisce un adattamento nel caso di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando che le presupposte fonti normative di rango primario e prevedano una forma di pubblicità obbligatoria; in tal caso il giudizio costituisce l’atto conclusivo e lesivo per l’interessato, il quale ha l’onere d’impugnarlo, con la conseguenza che in tal caso il termine decorre dalla data della seduta d’esame con affissione dei risultati .
4. Nota esplicativa.

La pronuncia in commento affronta il tema della impugnativa in caso di esito negativo nelle prove concorsuali con alcune ulteriori puntualizzazioni.
Il C.d.S. si sofferma a vagliare l’eccezione di irricevibilità del ricorso di primo grado in quanto proposto oltre il sessantesimo giorno dalla piena conoscenza del giudizio di inidoneità conseguito a conclusione della prova pratica.
Osserva, a riguardo, la Sezione che nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine per l’impugnazione degli atti di concorso decorre dalla data di conoscenza del relativo esito, che si fa coincidere col provvedimento di approvazione della graduatoria, in quanto solo da detto atto può scaturire la lesione attuale della posizione degli interessati e la sua conoscenza reca in sé tutti gli elementi che consentono all’interessato di percepirne la portata lesiva. Tale regola generale, osservano i Giudici di Palazzo Spada, subisce un adattamento in tema di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando che le presupposte fonti normative di rango primario e secondario prevedano una forma di pubblicità obbligatoria che, oltre a garantire la par condicio fra i candidati e la trasparenza dell’azione amministrativa, incida sulla decorrenza del termine perentorio per impugnare, davanti al giudice amministrativo, il giudizio negativo formulato dalla commissione esaminatrice.
In tal caso, il giudizio costituisce l’atto conclusivo e lesivo per l’interessato il quale ha l’onere d’impugnarlo, con la conseguenza che il termine decorre dalla data della seduta d’esame con affissione dei risultati.
Tuttavia, argomenta ancora la Sezione, l’art. 21 l. T.a.r. prevede, in mancanza delle formalità della pubblicazione o della notificazione individuale, che il termine decadenziale decorra dalla piena conoscenza che il soggetto ha avuto dell’atto lesivo di cui è destinatario. L’indirizzo prevalente in giurisprudenza ritiene, nell’ipotesi in cui il provvedimento amministrativo incida in modo diretto, immediato e concreto sulla posizione giuridica di un soggetto, comprimendo o disconoscendo diritti aspettative o altre utilità:che il termine per chiedere l’annullamento decorre dalla sua conoscenza che si concretizza nel momento della piena percezione dei contenuti essenziali (autorità emanante, data, contenuto dispositivo, effetto lesivo), senza che sia necessaria la compiuta conoscenza della motivazione, che è rilevante solo ai fini della proposizione dei motivi aggiunti; che i termini comincino a decorrere, per l’interessato, dalla conoscenza del provvedimento lesivo non dalla puntuale conoscenza e/o consapevolezza soggettiva dei vizi che lo inficiano, essendo irrilevante le convinzioni dei destinatari circa la illegittimità dell’attività amministrativa;che nulla innova, sul punto, l’obbligo, codificato dalla legge n. 241 del 1990, di consentire agli interessati l’accesso alla documentazione, al cui ritardato adempimento l’ordinamento soccorre con la possibilità, accordata all’interessato, di proporre motivi aggiunti, e, con gli stessi, anche di introdurre l’impugnazione di atti e provvedimenti ulteriori rispetto a quelli originariamente impugnati con il ricorso principale;
I Giudici di Palazzo Spada, affermano, inoltre, che sul punto, si fronteggiano in giurisprudenza due orientamenti.
Il primo, formalista, reputa ex se illegittime le operazioni concorsuali se la commissione giudicatrice non adempie la formalità della pubblicità del voto assegnato al termine di ciascuna seduta di prova (orale o pratica che sia); tanto nel presupposto della essenziale funzione di garanzia – espressiva di un principio generale valevole per tutti i tipi di concorso - che tale adempimento assolve, onde evitare che si possa modificare successivamente all’espletamento delle prove il voto attribuito a ciascuna candidato. Un secondo orientamento (cui la Sezione aderisce), pur condividendo l’esigenza di prevenire condotte arbitrarie e dunque la consistenza del principio generale, reputa irrilevante l’omissione di tale formalità allorquando dal verbale redatto subito dopo la seduta risulti con certezza l’attribuzione del punteggio a ciascun candidato, che è quanto verificatosi nel caso di specie. Tale interpretazione della normativa di riferimento, che lascia integra la par condicio fra i candidati, si lascia preferire alla luce dei principi di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa.
5. Precedenti giurisprudenziali.

C.G.A., 27 dicembre 2006, n. 843;
C.d.S., Sez. IV, 9 ottobre 2002, n. 5407;
C.d.S., Sez. V, 11 ottobre 2005, n. 5507;
C.d.S., Sez. VI, 8 maggio 2001, n. 2572;
C.d.S., Sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2811;
C.d.S, Sez. IV, 30 giugno 2004, n. 4803;
C.d.S. Sez. V, 10 marzo 2003, n. 1275;
C.d.S., Sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775;
C.d.S.,  Sez. V, 2 aprile 1996, n. 381;
C.d.S., Sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775.
6. Spunti bibliografici.

F. Caringella Manuale di Diritto amministrativo, 2007, Ed. Giuffrè;
F. Caringella, Corso di diritto amministrativo, due tomi, 2003, Ed. Giuffré;
F. G. Scoca, Giustizia amministrativa, 2006, Ed. Giappichelli.
E.Casetta, Manuale di diritto amministrativo, 2007,Ed. Giuffrè.
G.Landi, V. Potenza, V. Italia, Manuale di diritto amministrativo 1999.
Sui termini per impugnare in caso di giudizi negativi su prove pratiche o orali. Consiglio di Stato, Sez. V - sentenza 4 marzo 2008 n. 862.

 

Nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine per l’impugnazione degli atti di concorso decorre dalla data di conoscenza del relativo esito, che si fa coincidere col provvedimento di approvazione della graduatoria, in quanto solo da detto atto può scaturire la lesione attuale della posizione degli interessati e la sua conoscenza reca in sé tutti gli elementi che consentono all’interessato di percepirne la portata lesiva. Tale regola generale subisce un adattamento in tema di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando che le presupposte fonti normative di rango primario e secondario prevedano una forma di pubblicità obbligatoria che, oltre a garantire la par condicio fra i candidati e la trasparenza dell’azione amministrativa, incida sulla decorrenza del termine perentorio per impugnare, davanti al giudice amministrativo, il giudizio negativo formulato dalla commissione esaminatrice.

 
Consiglio di  Stato, Sez. V -
sentenza 4 marzo 2008 n. 862, 
Pres. Frascione, Est. Poli -
- ha pronunciato la seguente sentenza
sul ricorso iscritto al NRG 7840\2003, proposto dall’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati", in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giorgio Silvestri e Franco Gaetano Scoca ed elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, via Paisiello n. 55;
contro
Capasso Patrizia, rappresentata e difesa dall'avvocato Gherardo Marone, domiciliata in Roma, viale Angelico n. 38 presso lo studio Napolitano;
e nei confronti di
De Iasi Roberto, Di Nuzzo Anna, Frieri Antonietta, Grippo Iolanda, Guzzo Annunziata, Rozza Elena, Verosimile Giovanni, Vietri Alfonsina, D’Amore Giuseppe, Rosselli Filippa Anna, tutti rappresentati e difesi dall’avvocato Orazio Abbamonte, elettivamente domiciliati presso il suo studio in Roma, via G. Porro n. 8 ;
Sabatino Rocco, Di Napoli Carmine, Giarletta Claudio, Napoletano Raffaella, Romeo Franca, Tecce Teresa, Violante Vittorio, tutti non costituiti;
per l'annullamento
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione V, n. 920 del 18 febbraio 2003.
Visto il ricorso in appello;
visti gli atti di costituzione in giudizio e contestuali appelli incidentali della signora Patrizia Capasso e dei signori De Iasi Roberto, Di Nuzzo Anna, Frieri Antonietta, Grippo Iolanda, Guzzo Annunziata, Rozza Elena, Verosimile Giovanni, Vietri Alfonsina, D’Amore Giuseppe, Rosselli Filippa Anna;
visti gli atti tutti della causa;
data per letta alla pubblica udienza del 15 gennaio 2008 la relazione del consigliere Vito Poli, uditi gli avvocati Scoca e Lo foco su delega dell’avv.to Abbamonte;
ritenuto e considerato quanto segue:
FATTO e DIRITTO
1. La signora Patrizia Capasso ha partecipato al concorso per nove posti di operatore professionale sanitario indetto dall’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati" con bando del 30 novembre 1998.
1.1. A conclusione della prova pratica, tenutasi il giorno 2 febbraio 2001, la signora Capasso è stata giudicata inidonea avendo conseguito un punteggio pari a 8,60 (cfr. verbale n. 18 del 2 febbraio 2001 ed allegati, da cui risulta che al termine della seduta la commissione esaminatrice ha attribuito il punteggio ma non ha affisso all’albo della sede di esame – Presidio Ospedaliero "San Giacomo" - l’elenco dei candidati esaminati con l’indicazione del voto da ciascuno riportato).
1.2. Successivamente la commissione ha stilato la graduatoria di merito che è stata affissa all’albo dell’amministrazione che ha indetto il concorso, ovvero l’Azienda Ospedaliera "S. Giuseppe Moscati" (cfr. verbale n. 29 del 16 marzo 2001; la circostanza di fatto della pubblicazione della graduatoria a far data dal 16 marzo 2001 è pacifica fra le parti).
Con istanza sottoscritta personalmente in data 5 aprile 2001 – assunta al protocollo dell’amministrazione il successivo 9 aprile – la signora Capasso ha chiesto copia dell’elenco dei partecipanti al concorso, della delibera di approvazione dell’elenco dei candidati idonei con il voto specifico riportato da questi ultimi in entrambe le prove (scritte e pratiche) ed il punteggio ottenuto per titoli <<…. il tutto nel più breve tempo possibile attesa la scadenza dei termini per la proposizione da parte della sottoscritta di ricorso avanti al T.A.R. della Campania … >>.
Con delibera n. 422 del 18 aprile 2001 è stata approvata la graduatoria di merito.
In data 2 maggio 2001 la signora Capasso ha ottenuto copia della documentazione richiesta.
1.3. Con ricorso notificato in data 21 giugno 2001 sono stati impugnati: le operazioni concorsuali, il giudizio di inidoneità conseguito all’esito della prova pratica, la graduatoria di merito e la delibera di approvazione.
2. L’impugnata sentenza – T.a.r. della Campania, sezione V, n. 920 del 18 febbraio 2003 -:
a) ha rigettato l’eccezione di tardività del ricorso nel duplice presupposto che non fosse provata la piena conoscenza del giudizio di esclusione e dei vizi di legittimità alla data di redazione dell’istanza di accesso, e che fosse irrilevante la pubblicazione della graduatoria di merito (a decorrere dal 16 marzo 2001) trattandosi di formalità non prevista da norma di legge, regolamento o bando, a differenza dell’affissione dell’elenco dei candidati esaminati e dei voti conseguiti a conclusione della prova pratica (pubblicità imposta dall’art. 6 del bando di concorso, in parte qua riproduttivo della norma sancita dagli artt. 6, co. 4 e 5, t.u.imp.civ.St., 6, d.P.R. n. 487 del 1994, 7, d.P.R. n. 483 del 1997);
b) ha respinto il primo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo motivo di ricorso;
c) ha accolto il secondo motivo incentrato sulla violazione dell’art. 6 del bando nella parte in cui impone alla commissione di pubblicare, mediante affissione, nella sede ove si è svolta la prova pratica ed al termine della stessa, l’elenco dei candidati esaminati con i punteggi conseguiti;
d) ha compensato le spese di lite.
3. Con ricorso notificato il 23 luglio 2003, e depositato il successivo 26 agosto, L’Azienda Ospedaliera ha interposto appello principale avverso la su menzionata sentenza del T.a.r. Campania.
4. Si costituiva la signora Patrizia Capasso deducendo l'infondatezza dell’appello principale e reiterando, con appello incidentale, le censure disattese in prime cure.
Interponeva appello incidentale una parte dei controinteressati evocati nel giudizio di prime cure.
5. Con ordinanza cautelare di questa sezione - n. 5412 del 2003 espressamente motivata con riferimento all’irricevibilità del ricorso di primo grado - è stata accolta la domanda di sospensione degli effetti dell’impugnata sentenza.
La causa è passata in decisione all’udienza pubblica del 15 gennaio 2008.
6. L’appello principale e quello incidentale, proposto dagli originari controinteressati in primo grado, sono fondati e devono essere accolti.
6.1. In entrambi gli appelli è reiterata, fra gli altri motivi, l’eccezione di irricevibilità del ricorso di primo grado in quanto proposto oltre il sessantesimo giorno dalla piena conoscenza del giudizio di inidoneità conseguito a conclusione della prova pratica.
L’eccezione è fondata.
6.2. In linea generale, nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine per l’impugnazione degli atti di concorso decorre dalla data di conoscenza del relativo esito, che si fa coincidere col provvedimento di approvazione della graduatoria, in quanto solo da detto atto può scaturire la lesione attuale della posizione degli interessati e la sua conoscenza reca in sé tutti gli elementi che consentono all’interessato di percepirne la portata lesiva (cfr. ex plurimis Cons. giust. amm., 27 dicembre 2006, n. 843; sez. IV, 9 ottobre 2002, n. 5407).
Siffatta regola generale subisce un adattamento in tema di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando (come nel caso di specie) che le presupposte fonti normative di rango primario e secondario (ex plurimis artt. 6, co. 4 e 5, t.u.imp.civ.St., 6, d.P.R. n. 487 del 1994), prevedano una forma di pubblicità obbligatoria che, oltre a garantire la par condicio fra i candidati e la trasparenza dell’azione amministrativa, incida sulla decorrenza del termine perentorio per impugnare, davanti al giudice amministrativo, il giudizio negativo formulato dalla commissione esaminatrice.
In tal caso il giudizio costituisce l’atto conclusivo e lesivo per l’interessato il quale ha l’onere d’impugnarlo, con la conseguenza che il termine decorre dalla data della seduta d’esame con affissione dei risultati (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. V, 11 ottobre 2005, n. 5507; sez. VI, 8 maggio 2001, n. 2572).
Nel particolare caso di specie la formalità in questione non è stata effettuata sicché non può dirsi che il termine decadenziale abbia iniziato a decorrere dal 2 febbraio 2001.
L’art. 21 l. T.a.r. prevede, però, che in mancanza delle formalità della pubblicazione o della notificazione individuale, il termine decadenziale decorra dalla piena conoscenza che il soggetto ha avuto dell’atto lesivo di cui è destinatario.
L’indirizzo prevalente in giurisprudenza ritiene, nell’ipotesi in cui il provvedimento amministrativo incida in modo diretto, immediato e concreto sulla posizione giuridica di un soggetto, comprimendo o disconoscendo diritti aspettative o altre utilità:
che il termine per chiedere l’annullamento decorre dalla sua conoscenza che si concretizza nel momento della piena percezione dei contenuti essenziali (autorità emanante, data, contenuto dispositivo, effetto lesivo), senza che sia necessaria la compiuta conoscenza della motivazione, che è rilevante solo ai fini della proposizione dei motivi aggiunti (cfr. Cons. St., sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2811; sez. IV, 30 giugno 2004, n. 4803; sez. V, 10 marzo 2003, n. 1275);
che i termini cominciano a decorrere, per l’interessato, dalla conoscenza del provvedimento lesivo non dalla puntuale conoscenza e/o consapevolezza soggettiva dei vizi che lo inficiano, essendo irrilevante le convinzioni dei destinatari circa la illegittimità dell’attività amministrativa (cfr. ex plurimis, Cons. Stato, sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775; sez. V, 2 aprile 1996, n. 381);
che nulla innova, sul punto, l’obbligo, codificato dalla legge n. 241 del 1990, di consentire agli interessati l’accesso alla documentazione, al cui ritardato adempimento l’ordinamento soccorre con la possibilità, accordata all’interessato, di proporre motivi aggiunti, e, con gli stessi, anche di introdurre l’impugnazione di atti e provvedimenti ulteriori rispetto a quelli originariamente impugnati con il ricorso principale (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775).
6.3. Come emerge dalla precedente ricostruzione dei fatti salienti di causa, deve ritenersi che la signora Capasso, alla data della produzione dell’istanza di accesso (preceduta comunque dalla pubblicazione all’albo dell’amministrazione della graduatoria di merito), avesse piena conoscenza degli elementi essenziali dell’atto: ovvero autorità emanante, oggetto ed effetto lesivo; inoltre, nel particolare caso di specie, deve presumersi che abbia avuto, rispetto al vizio di violazione dell’art. 6 del bando, piena contezza della omissione della formalità da parte della commissione esaminatrice, sin dal momento della conclusione della seduta del 2 febbraio 2001.
In limine la sezione osserva che la censura di violazione dell’art. 6 del bando avrebbe dovuto essere dichiarata infondata nel merito.
E’ noto che sul punto in questione si fronteggiano in giurisprudenza due orientamenti.
Il primo, formalista, reputa ex se illegittime le operazioni concorsuali se la commissione giudicatrice non adempie la formalità della pubblicità del voto assegnato al termine di ciascuna seduta di prova (orale o pratica che sia); tanto nel presupposto della essenziale funzione di garanzia – espressiva di un principio generale valevole per tutti i tipi di concorso - che tale adempimento assolve, onde evitare che si possa modificare successivamente all’espletamento delle prove il voto attribuito a ciascuna candidato (cfr. Cons. Stato, sez. V, 30 dicembre 1998, n. 1958; sez. VI, 26 maggio 1997, n. 749).
Un secondo orientamento (cui la sezione aderisce), pur condividendo la sacrosanta esigenza di prevenire condotte arbitrarie e dunque la consistenza del principio generale, reputa irrilevante l’omissione di tale formalità allorquando dal verbale redatto subito dopo la seduta risulti con certezza l’attribuzione del punteggio a ciascun candidato, che è quanto verificatosi nel caso di specie (cfr. Cons. Stato, sez. V, 1 dicembre 1997, n. 1455).
Tale interpretazione della normativa di riferimento, che lascia integra la par condicio fra i candidati, si lascia preferire alla luce dei principi di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, nonché di ripudio del formalismo inutile sanciti dalla l. n. 241 del 1990, in particolare dopo la riforma del 2005.
7. In conclusione sia l’appello principale che quello incidentale devono essere accolti.
La declaratoria di irricevibilità del ricorso di primo grado rende improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, l’appello incidentale proposto dalla signora Capasso.
Nella condizione soggettiva della parte soccombente e nel peculiare andamento del processo, il collegio ravvisa giusti motivi per compensare integralmente fra tutte le parti costituite le spese di entrambi i gradi di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso meglio specificato in epigrafe:
- accoglie l’appello principale proposto dall’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati" e quello incidentale proposto da De Iasi Roberto, Di Nuzzo Anna, Frieri Antonietta, Grippo Iolanda, Guzzo Annunziata, Rozza Elena, Verosimile Giovanni, Vietri Alfonsina, D’Amore Giuseppe, Rosselli Filippa Anna, e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, dichiara irricevibile il ricorso di primo grado;
- dichiara improcedibile l’appello incidentale proposto dalla signora Patrizia Capasso;
- dichiara integralmente compensate fra tutte le parti costituite le spese di ambedue i gradi di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 15 gennaio 2008, con la partecipazione di:
Emidio Frascione  - Presidente
Giuseppe Severini  - Consigliere
Marco Lipari - Consigliere
Caro Lucrezio Monticelli - Consigliere
Vito Poli Rel. Estensore - Consigliere
 ESTENSORE                                     IL PRESIDENTE
f.to Vito Poli                               f.to Emidio Frascione
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 04/03/08. 
 
Nota
 
1. Il caso deciso.

L’Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati"aveva indetto una pubblica selezione per il conferimento di 9 posti di operatori professionali. A conclusione della prova pratica, una concorrente è stata giudicata inidonea. Successivamente la commissione ha stilato la graduatoria di merito che è stata affissa all’albo dell’amministrazione che ha indetto il concorso.
L’interessata ha chiesto copia dell’elenco dei partecipanti al concorso, della delibera di approvazione dell’elenco dei candidati idonei con il voto specifico riportato da questi ultimi in entrambe le prove (scritte e pratiche) ed il punteggio ottenuto per titoli il tutto nel più breve tempo possibile attesa la scadenza dei termini per la proposizione da parte della sottoscritta di ricorso innazi al TAR..
L’amministrazione ha, nelle more, approvato la graduatoria di merito. Successivamente l’istante ha ottenuto copia della documentazione richiesta.
Senonchè, sono state giurisdizionalmente impugnate: le operazioni concorsuali, il giudizio di inidoneità conseguito all’esito della prova pratica, la graduatoria di merito e la delibera di approvazione.
La sentenza di primo grado ha respinto tutti i motivi di ricorso, accogliendo esclusivamente il motivo incentrato sulla violazione del bando nella parte in cui impone alla commissione di pubblicare, mediante affissione, nella sede ove si è svolta la prova pratica ed al termine della stessa, l’elenco dei candidati esaminati con i punteggi conseguiti.
L’Azienda Ospedaliera ha, quindi, interposto appello principale avverso detta sentenza.
Cnon ordinanza cautelare il C.d.S. ha accolto la domanda di sospensione degli effetti dell’impugnata sentenza. La causa è, quindi, passata in decisione all’udienza pubblica del 15 gennaio 2008.
2. La questione.

Nel caso di esito negativo nelle prove concorsuali  da quando decorre il termine per impugnare?
3. La risposta del Consiglio di  Stato, Sez. V - sentenza 4 marzo 2008 n. 862.

Afferma il C.d.S. nella sentenza in epigrafe che il principio generale secondo cui, nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine d’impugnazione decorre di regola dalla data di pubblicazione del provvedimento di approvazione della graduatoria, subisce un adattamento nel caso di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando che le presupposte fonti normative di rango primario e prevedano una forma di pubblicità obbligatoria; in tal caso il giudizio costituisce l’atto conclusivo e lesivo per l’interessato, il quale ha l’onere d’impugnarlo, con la conseguenza che in tal caso il termine decorre dalla data della seduta d’esame con affissione dei risultati .
4. Nota esplicativa.

La pronuncia in commento affronta il tema della impugnativa in caso di esito negativo nelle prove concorsuali con alcune ulteriori puntualizzazioni.
Il C.d.S. si sofferma a vagliare l’eccezione di irricevibilità del ricorso di primo grado in quanto proposto oltre il sessantesimo giorno dalla piena conoscenza del giudizio di inidoneità conseguito a conclusione della prova pratica.
Osserva, a riguardo, la Sezione che nei concorsi a posti di pubblico impiego, il termine per l’impugnazione degli atti di concorso decorre dalla data di conoscenza del relativo esito, che si fa coincidere col provvedimento di approvazione della graduatoria, in quanto solo da detto atto può scaturire la lesione attuale della posizione degli interessati e la sua conoscenza reca in sé tutti gli elementi che consentono all’interessato di percepirne la portata lesiva. Tale regola generale, osservano i Giudici di Palazzo Spada, subisce un adattamento in tema di impugnativa dei giudizi negativi delle prove orali o pratiche, allorquando sia il bando che le presupposte fonti normative di rango primario e secondario prevedano una forma di pubblicità obbligatoria che, oltre a garantire la par condicio fra i candidati e la trasparenza dell’azione amministrativa, incida sulla decorrenza del termine perentorio per impugnare, davanti al giudice amministrativo, il giudizio negativo formulato dalla commissione esaminatrice.
In tal caso, il giudizio costituisce l’atto conclusivo e lesivo per l’interessato il quale ha l’onere d’impugnarlo, con la conseguenza che il termine decorre dalla data della seduta d’esame con affissione dei risultati.
Tuttavia, argomenta ancora la Sezione, l’art. 21 l. T.a.r. prevede, in mancanza delle formalità della pubblicazione o della notificazione individuale, che il termine decadenziale decorra dalla piena conoscenza che il soggetto ha avuto dell’atto lesivo di cui è destinatario. L’indirizzo prevalente in giurisprudenza ritiene, nell’ipotesi in cui il provvedimento amministrativo incida in modo diretto, immediato e concreto sulla posizione giuridica di un soggetto, comprimendo o disconoscendo diritti aspettative o altre utilità:che il termine per chiedere l’annullamento decorre dalla sua conoscenza che si concretizza nel momento della piena percezione dei contenuti essenziali (autorità emanante, data, contenuto dispositivo, effetto lesivo), senza che sia necessaria la compiuta conoscenza della motivazione, che è rilevante solo ai fini della proposizione dei motivi aggiunti; che i termini comincino a decorrere, per l’interessato, dalla conoscenza del provvedimento lesivo non dalla puntuale conoscenza e/o consapevolezza soggettiva dei vizi che lo inficiano, essendo irrilevante le convinzioni dei destinatari circa la illegittimità dell’attività amministrativa;che nulla innova, sul punto, l’obbligo, codificato dalla legge n. 241 del 1990, di consentire agli interessati l’accesso alla documentazione, al cui ritardato adempimento l’ordinamento soccorre con la possibilità, accordata all’interessato, di proporre motivi aggiunti, e, con gli stessi, anche di introdurre l’impugnazione di atti e provvedimenti ulteriori rispetto a quelli originariamente impugnati con il ricorso principale;
I Giudici di Palazzo Spada, affermano, inoltre, che sul punto, si fronteggiano in giurisprudenza due orientamenti.
Il primo, formalista, reputa ex se illegittime le operazioni concorsuali se la commissione giudicatrice non adempie la formalità della pubblicità del voto assegnato al termine di ciascuna seduta di prova (orale o pratica che sia); tanto nel presupposto della essenziale funzione di garanzia – espressiva di un principio generale valevole per tutti i tipi di concorso - che tale adempimento assolve, onde evitare che si possa modificare successivamente all’espletamento delle prove il voto attribuito a ciascuna candidato. Un secondo orientamento (cui la Sezione aderisce), pur condividendo l’esigenza di prevenire condotte arbitrarie e dunque la consistenza del principio generale, reputa irrilevante l’omissione di tale formalità allorquando dal verbale redatto subito dopo la seduta risulti con certezza l’attribuzione del punteggio a ciascun candidato, che è quanto verificatosi nel caso di specie. Tale interpretazione della normativa di riferimento, che lascia integra la par condicio fra i candidati, si lascia preferire alla luce dei principi di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa.
5. Precedenti giurisprudenziali.

C.G.A., 27 dicembre 2006, n. 843;
C.d.S., Sez. IV, 9 ottobre 2002, n. 5407;
C.d.S., Sez. V, 11 ottobre 2005, n. 5507;
C.d.S., Sez. VI, 8 maggio 2001, n. 2572;
C.d.S., Sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2811;
C.d.S, Sez. IV, 30 giugno 2004, n. 4803;
C.d.S. Sez. V, 10 marzo 2003, n. 1275;
C.d.S., Sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775;
C.d.S.,  Sez. V, 2 aprile 1996, n. 381;
C.d.S., Sez. VI, 28 giugno 2007, n. 3775.
6. Spunti bibliografici.

F. Caringella Manuale di Diritto amministrativo, 2007, Ed. Giuffrè;
F. Caringella, Corso di diritto amministrativo, due tomi, 2003, Ed. Giuffré;
F. G. Scoca, Giustizia amministrativa, 2006, Ed. Giappichelli.
E.Casetta, Manuale di diritto amministrativo, 2007,Ed. Giuffrè.
G.Landi, V. Potenza, V. Italia, Manuale di diritto amministrativo 1999.
 
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